Non sappiamo come pregare

Con questa premessa viviamo il tempo di Pentecoste.

Finalmente agli apostoli fu rivelata la Promessa del Padre: lo Spirito Santo. “Venna all’improvviso dal cielo come un fragore quasi un vento che si abbatte impetuoso”, Allora Pietro Pietro prese la parola e tenne il  primo discorso pubblico convertendo quattromila persone che la stessa sera furono battezzate.

Lo Spirito Santo è il dono del Padre, l’unico dono perché è Dio stesso che si dona. Qualsiasi cosa che chiediamo Dio ci risponde donandoci lo Spirito santo che la Chiesa chiama “Primo dono ai credenti”. Dio aspetta soltanto che glielo chiediamo per inviarcelo. E’ già presente in noi dal giorno del battesimo ma,  essendo fuoco può essere diventato brace, coperto di cenere; per questo viene come vento a risvegliarne la presenza e trasformare la brace in fiamma viva che riscalda e illumina.

Senza la Sua presenza vivace “non sappiamo come pregare convenientemente, per questo lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, e lo stesso Spirito intercede con gemiti inesprimibili” (Rom 8,26)

Pregare vuol dire invocare lo Spirito e lasciarlo pregare in noi “perché Colui che scruta i cuori sa cosa desidera lo Spirito, perché Egli intercede per i Santi secondo i disegni di Dio.”

Bisogna però fare attenzione che i gemiti inesprimibili giungono a Dio, non alle nostre orecchie, perché Dio non urla, non grida ma parla piano, al cuore, “Suggerisce” ci ha detto Gesù. Per questo l’ambiente della preghiera è il silenzio, il raccoglimento, la solitudine.

La chiesa ci insegna con le sue proposte più alte di preghiera Luoghi di silenzio assoluto come negli ordini religiosi contemplativi, tempi di solitudine e di raccoglimento, anche nella liturgia propone compostezza e e tempi di silenzio, il suo canto, il gregoriano e la polifonia, sono caratterizzati da compostezza e senso della misura perché tutto possa portare al silenzio e all’ascolto dell’Ospite interiore.

In questo tempo di pentecoste, più di sempre diamo spazio allo Spirito, creiamogli l’ambiente per farsi sentire escludendo altri interessi dal cuore, trasformandolo da supermercato, come spesso è in tempio  santo del Signore.

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