Primo e ultimo posto

XXII Domenica del T.O.

Primo e ultimo posto

Il discorso di Gesù sui posti a tavola potrebbe sembrare un trucco, un’astuzia per farsi notare o “onorare” durante un pranzo ufficiale. Per capire meglio osserviamo il contesto in cui ha parlato: Gesù si trova da un capo dei farisei, nel cuore in cui regnano le presenze, gli onori, le vanità, dove un uomo vale per l’onore che gli è attribuito, Gesù vede gli invitati scivolare ai posti di onore. La parabola è una smentita a tutto il loro sistema, a tutti i loro valori.

La reazione dei farisei dei tempi di Gesù ci interessano poco con le loro illusioni se qualcosa di fondamentale e di permanente nel comportamento umano non fosse qui denunciato. E’ infatti tutta una concezione di Dio e dell’uomo che è in causa. Questa parabola deve essere commentata dall’insieme delle scritture e in particolare delle tentazioni di Gesù (Lc 4) dove vediamo Gesù rifiutare la gloria e la potenza.
Il posto dell’umiltà. Quando molti pensatori, Nietzsche per primo, hanno denunciato l’umiltà e la maggior parte delle condotte cristiane come debilitanti, snervanti….. si sono profondamente sbagliati. L’umiltà non è una forma di masochismo che spinge a sparire, a nasconderci a non saper più osare… L’umiltà è una qualità della relazione con gli altri: consiste a rinunciare ad imporci con il peso di ciò che abbiamo o che siamo; rifiuta di far pressione sull’altro e questa rinuncia ha lo scopo di lasciar l’altro esistere da se stesso. Bisogna però andare avanti: la parola “lasciar vivere”, è in realtà esercitare il più alto potere, è fare ciò che Dio stesso fa. Ma su questo “fare esistere” si nascondono delle pieghe: se infatti qualcuno si mette a voler “far esistere” l’altro , malgrado lui, se lo tratta come un minore, se si mette al primo posto nascosto dietro la sua falsa potenza e di colpo prende il vero potere, quello dell’umiltà di Dio, quello dell’ultimo posto.
L’orecchio che ascolta.
L’umiltà ha un’altra faccia. Consiste di considerare l’altro come qualcosa da imparare e, al limite, Dio che ci parla attraverso di lui. Guardare l’altro come “far esistere” l’altro in definitiva significa lasciarsi “formare” e informare da lui.
Il saggio (1 lettura) è colui che cresce attraverso la grandezza dell’altro e sapendolo ne è riconoscente. Se lo vuole, non può avere amore senza questa umiltà. E’ la base sana senza la quale non si può avere vera relazione. Al di fuori di questo non può esserci che relazione di forza, cioè l’illusione della relazione. Anche Dio si manifesta come Parola. Parola da ricevere: Parola creatrice. Ma Dio è anche Colui che ascolta: la Bibbia ce lo mostra continuamente come colui che “cambia idea” secondo la parola e il desiderio degli uomini.
Gesù ha l’ultimo posto.
Tutto ciò che abbiamo detto può essere stato detto e fatto da Cristo. Lui è quella potenza sovrana che non si esercita che per far esistere gli altri. La sua morte (il suo vero ultimo posto), la sua resurrezione (accesso al primo posto) : sono avvenuti “per noi”. Fondano la nostra esistenza presente nell’universo della gloria già iniziata.

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