Mio Signore e mio Dio

Domenica in Albis 2018

Mio Signore e mio Dio

“Tommaso, uno dei dodici non era con loro, quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli ”Abbiamo visto il Signore”: E gli apostoli gli raccontarono che avevano visto le sue mani e il costato, aveva imposto una grande pace nel loro cuore, e come aveva dato loro il potere di rimettere i peccati. Tommaso, uomo diffidente timido, insicuro e pessimista, deve essersi sentito mortificato per non essere stato con loro in quel momento. “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e nel suo fianco, io non credo”. Forse si era allontanato colpevolmente dalla sua comunità e se ne era andato per conto suo.

C’è un fatto temperamentale. Ricordiamo le sue espressioni al momento della resurrezione di Lazzaro “Andiamo anche noi a morire con Lui”. E’ generoso ma pessimista. E al cap. 14 di Giovanni “”Signore non sappiamo dove vai , come possiamo conoscere il cammino?”. Non è un uomo di grande speranza. E’retto, leale però chiuso. Teme che lo ingannino, non si fida. Teme di diventare schiavo di illusioni. Non è un uomo facile a credere però ama il Signore e Gesù ha compassione di lui come il buon Pastore viene a cercarlo.
Mentre stavano parlando appare Gesù “La pace sia con voi”. “Metti qui il dito e guarda le mie mani: tendi la tua mano e mettila nel mio fianco e non essere incredulo ma credente”. Gesù conosce Tommaso e non gli sfugge la testardaggine dell’apostolo. Sa rispondere alla domanda che aveva posto per credere. Lo invita a entrare in Lui: “Tocca la mia misericordia” Quale premio alla sua incredulità!
Tommaso commosso resiste, poi allunga la mano non tanto per credere ma per toccare il cuore del Signore, la sorgente dell’amore. In questo contatto palpa la divinità, gusta la gloria, la gioia del Cristo. Diciamo che in qualche modo tocca l’amore di Dio, l’amore del Padre che si rivela in Cristo Gesù.
“Mio Signore e mio Dio” esclamò Tommaso, magnifica confessione della divinità di Gesù. Non è un semplice atto di fede. E’ una fede, un vedere il Signore e Dio, un vedere ciò che egli è. Ha toccato che Gesù è. Però il particolare nel “Mio Signore e mio Dio” è nel “mio”. Non è semplicemente il Signore e Dio ma il mio Signore e il mio Dio. Che suppone un impegno di donazione totale come frutto del contatto col Suo Cuore.
Questo testo è la fine del vangelo di Giovanni nella prima redazione. E’ un invito a credere. “Gesù in presenza dei suoi discepoli fece altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi, sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché credendo abbiate la vita nel suo nome”.
Il vangelo termina con questa scena facendo riferimento a quello che ha detto all’inizio nel Prologo: ”Venne tra i suoi e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome” (Gv 1 11). La tappa finale è “coloro che crederanno in Lui”. Io credo. “Signore mio e Dio mio”. E’ l’atto di fede per cui ha creduto nell’amore del Signore, ha creduto in Gesù, nel suo amore ed ha creduto toccando. “Ciò che abbiamo udito, ciò che abbiamo visto, ciò che abbiamo visto del Verbo della vita noi lo annunciamo anche a voi.”(I Gv 1,1)
La notte di Pasqua abbiamo rinnovato la nostra fede. Facciamolo ogni giorno insieme a Tommaso , che ci assomiglia tanto, dicendo “Mio Signore e mio Dio”.

 

Copyright © 2017 giuseppemani.it - Powered by NOVA OPERA

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Maggiori informazioni Ok