Un regno diviso in sé stesso

X Domenica del T.O.

Un regno diviso in sé stesso

L’argomento della Parola di Dio di questa domenica è, sembra strano, il demonio. Una cosa che non fa piacere all’interessato perché, essendo il principe della menzogna, ha tutto l’interesse di nascondersi, camuffarsi per imbrogliare.  Non sembri strano, ma quello che è il problema della Chiesa di oggi, discernere quando si tratta della presenza del demonio o di malattia di ordine neurologico, per intendersi se si tratta di indemoniati o di matti, è capitato anche a Gesù, di cui alcuni dicevano: “È fuori di sé!”; e altri: “È posseduto da Beelzebul!”. Il problema lo risolse direttamente Gesù.

La cosa che a noi interessa è che Gesù credeva all’esistenza del demonio, che si doveva a lui la tentazione alla donna e che “poiché hai fatto questo, sii tu maledetto… nel tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita!”. Interessante che Dio maledica qualcuno: il demonio e il male e assicura una lotta continua “tra te e la donna, tra la sua stirpe e la tua stirpe”.

Un regno diviso. Gesù parla con chiarezza del regno del demonio e orienta anche il nostro giudizio sull’argomento. Addirittura, parla della nostra vita posta nella tentazione e ci fa chiedere al Padre di non abbandonarci in quel momento: “Non abbandonarci alla tentazione”. Dall’astuzia del tentatore è facile rimanere ingannati e confondere la tentazione con una necessità naturale, voluta da Dio. Il tentatore riesce a camuffarsi anche in fenomeni sacri, non raramente in visioni e apparizioni per cui la Chiesa ha dovuta correre ai ripari, precisando quando si tratta di Dio e quando si tratta di un inganno del demonio o di altre cose.

Pensando alla situazione del mondo in cui viviamo è evidente l’impegno continuo del demonio nel suscitare guerre e divisioni. Quello che è peggio è che alcuni ritengono che le guerre siano combattute tra Dio e il demonio, pensando così all’esercito di satana e a quello di Dio che si combattono, mentre invece è solo il demonio che lotta; è la guerra stessa, suscitata anche per giusti motivi di legittima difesa, che è voluta dal demonio e condotta da lui. Si manifesta così il regno diviso in sé stesso di cui parla Gesù, che sicuramente sarà distrutto. In una visione profetica della pace ogni guerra è un male e la pace un dono escatologico che solo Dio può dare e porterà alla fine del mondo al suo ritorno. Ecco perché il modo migliore per lavorare per la pace non è schierarsi e fare il tifo, come ad una partita di calcio, ma chiederla con insistenza a Dio. La Chiesa fa pregare per la pace con una sua preghiera molto significativa: “Concedi Signore la pace ai nostri giorni, perché non abbiamo nessuno che lotta per noi se non tu solo, nostro Dio!”.

La situazione di lotta in cui viviamo. I santi hanno detto “Militia est vita hominis super terram”, la vita è una lotta, non deve scoraggiarci. Il Vangelo che abbiamo ascoltato è introdotto da un alleluja con le parole di Gesù: “Vi ho chiamati amici, perché tutto quello che ho udito dal Padre mio ve l’ho fatto conoscere”. In questa lotta siamo amici del più forte, del sicuro vincitore. La guerra è già stata vinta, restano le battaglie conclusive.

San Paolo scrive ai Corinti: “La grazia è ancora più abbondante” ed esorta a non scoraggiarci perché “anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno”. La vita è una lotta e quindi è tribolazione, però “il momentaneo leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria” e lottiamo fissando lo sguardo alla vittoria finale, sulle cose invisibili, non su quelle visibili, perché soltanto quelle sono eterne.

La lotta finirà “quando si sarà disfatto questo corpo mortale e avremo un’abitazione eterna”.

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