Non è il carpentiere?

XIV Domenica del T.O.

Non è il carpentiere?

A Nazareth, come a Cafarnao la gente non poteva fare a meno di stupirsi incontrando Gesù. Dinanzi alle sue azioni erano obbligati ad interrogarsi: “Cosa è questo, un insegnamento dato con autorità! Comanda agli spiriti impuri e gli obbediscono”. I testimoni degli atti e delle parole di Gesù non possono eludere la questione dell’origine della sua potenza e della sua identità. Da dove viene tutto questo: ma si rifiutano ad ammettere la realtà che gli si impone. Per giustificare il loro rifiuto di convertirsi invocano la loro conoscenza umana di Gesù. Il suo mestiere. “Non è il carpentiere?” e le sue origini umane. “Non è il figlio di Maria? Il fratello di Giacomo, di Josè, e di Simone?”

L’impasse in cui si trovano i concittadini di Gesù è quello di un certo razionalismo. La ragione non può accettare una divinità che si incarna in una umanità corruttibile che soffre, muore e risuscita, perché l’uomo percepisce a priori che Dio è trascendente, immutabile, impassibile come riconoscerlo in un uomo fragile della storia? Questa posizione non rispetta assolutamente i diritti di Dio, tanto che l’uomo mantiene questa obiezione fondamentale.  Gesù non può compiere alcun miracolo. In affetti manca loro la fede, la fiducia in Gesù, fanno ciò per cui Gesù non può assolutamente intervenire perché le sue azioni miracolose sono rigettate: trovano sempre una motivazione razionale che neutralizza l’azione divina.

Quello che ci interessa è che Gesù invece ci tiene a farci sapere che esercita un mestiere come Paolo che faceva le tende e come molti rabbini del primo secolo.

Per la sua incarnazione, il Figlio di Dio si è unito a tutti gli uomini. Lavora con mani di uomo, pensa con l’intelligenza di uomo, agisce con la volontà di uomo, ha amato col cuore di uomo. L’umanità all’opera del Figlio di Dio gli permette questa unione con tutti gli uomini, di tutti i tempi e di tutte le culture. Per il credente, contemporaneo o no, del Cristo, questa umanità all’opera attesta la sua identità profonda: è il Messia, il Figlio di Dio vivente è Colui che è all’opera per la salvezza.

Non è indifferente che Gesù Cristo che afferma a Nazareth la sua identità messianica sia riconosciuto come il carpentiere, l’operaio che lavora all’edificazione di una casa. Lo stupore degli ascoltatori di Cristo è grande ma noi dobbiamo capire che Gesù getta una nuova luce su questo aspetto del lavoro da compiere in vista della salvezza: lavoro bello e nobile laborioso e faticoso. Così facendo fa riconoscere come l’operaio per eccellenza, Gesù, manifesta la salvezza di ogni uomo, compresa quella del lavoro umano

Molte ideologie hanno promesso una certa liberazione per il lavoro umano: liberazione delle dipendenze, dalla schiavitù, dalla sofferenza e dalle dure leggi. Solo Cristo, il carpentiere di Nazareth, l’artefice della nostra salvezza può dare forma e forza al nostro lavoro, qualunque esso sia.

Paolo VI , nel suo pellegrinaggio a Nazareth, diceva così: “Nazareth, casa del carpentiere, qui dovremo comprendere e celebrare la severa e redentrice legge del lavoro umano: qui ristabilire la dignità del lavoro ; qui ricordare che il lavoro non può avere un fine in se stesso ma che la sua libertà e nobiltà gli vengono più che dal suo valore economico, dai valori che lo finalizzano; come non vorremmo qui salutare tutti i lavoratori del mondo intero e mostrare loro il grande modello, il loro fratello divino, il profeta di tutte le giuste cause, il Cristo Nostro Signore.” (5 Gennaio 1964)

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