Il Giudice

XXXII Domenica del T.O.

Il Giudice

Il Vangelo ci mostra un Gesù inabituale, non in movimento ma seduto davanti alla porta del tempio a guardare: è l'atteggiamento del giudice. E infatti sia sull'episodio della vedova che sull'atteggiamento degli scribi da un giudizio sui comportamenti umani. Non condanna, per gli scribi lascia il verdetto al futuro. Il suo ruolo non è di condannare ma di salvare. Per salvare svela: al di la delle apparenze (gli scribi rispettati, salutati, stimati per le loro lunghe preghiere, i ricchi versano grandi somme nel tesoro del tempio, la vedova non da che due monete) va alla realtà.

Rivela ciò che si nasconde dietro gli atti degli uomini. Il suo sguardo va al fondo delle cose e degli esseri. Questo non diviene giudizio se gli uomini rifiutano di farsi vedere alla luce quello che realmente sono. Questo atteggiamento di mettere al giorno fino alla vita interiore ha colpito i suoi contemporanei.
Lasciamo il caso dei giuristi e degli scribi che si arrangiano con i processi truccati per appropriarsi dell'eredità delle vedove (la donna senza un uomo in quella civiltà era praticamente senza difesa). Questi uomini possono pur pregare: la loro preghiera non fa che aggravare la loro situazione. La pietà non rimpiazza la giustizia. Ciò che colpisce è che Gesù non fa alcun caso alla somma versata nelle casse del tempio. Ciò che per Lui conta è un'altra cosa. Donando il suo superfluo il ricco non corre alcun rischio. La vedova al contrario corre il rischio, un rischio vitale. Abbiamo qui un insegnamento sulla fede che consiste nel fondare la propria fiducia, la vita sulla sua Parola. Ciò che dona questa donna non è un pane, non delle monete d'argento ma ciò che gli serve per vivere, dona la propria vita.
Ad immagine di Cristo. Prendiamo la seconda lettura. Ci dice che il gran sacerdote offriva un sangue che non era suo, il che rendeva il rito inefficace. E' esattamente ciò che fa il ricco del nostro vangelo, è esattamente ciò che tutte le volte facciamo noi quando offriamo qualcosa che non ci costa, che non ci è essenziale .. Tutto questo ci conforta perché ci serve a farci una buona opinione di noi stessi.. Ciò che, al contrario fanno le vedove della prima e terza lettura imitano l'atto pasquale di Cristo che va a Dio col proprio sangue, atto sommamente efficace, come ci ripete la lettera agli Ebrei. Impegnando totalmente se stesso in questo atto "entra" in Dio. Essa ha messo di più nel tesoro. Solo la vedova da il valore all'offerta che fa perché implica la sua vita e la sua sussistenza. Essa fa lo stesso gesto di amore di Cristo nella sua passione. Entra nel regno. Non è a caso che Cristo dice che ella mette di più nel tesoro. In altri termini dice che la sua piccola offerta arricchisce il tesoro più che la lauta offerta del ricco. Diciamo: il suo gesto è più importante per l'umanità di tutti i doni che non costano niente. Qui ancora ritroviamo il Cristo: il dono che Egli fa del proprio angue non è per Lui solo. Questo sangue arricchisce tutta l'umanità che viene trasformata.

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