I primi chiamati

II Domenica del T.O.

I primi chiamati

Gesù inizia il suo ministero pubblico. Dopo aver ricevuto dal Padre l’investitura al fiume Giordano,  comincia a preparare i quadri della sua futura organizzazione. Fu Giovanni a offrirgli il primo personale quando “fissando lo sguardo su Gesù che passava disse: Ecco l’Agnello di Dio”. E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù”. Cominciò la sequela di Cristo che si sarebbe ripetuta milioni di volte nella storia: sempre la stessa, con la stessa modalità, senza cambiamenti, nonostante l’evolvere dei tempi. I due, Andrea e Giovanni, seguirono Gesù, videro dove abitava e si “fermarono presso di Lui”.

Nell’esperienza dei primi due discepoli ci sono i punti fondamentali di ogni vocazione alla sequela di Cristo. La Chiesa non è una istituzione in cui ci si inserisce nell’organico del personale, ma è frutto di una chiamata, di un innamoramento tra Cristo e la persona; non è frutto di un reclutamento in funzione di un servizio, ma il risultato di una misteriosa chiamata che anche oggi si chiama vocazione.

Che l’autore principale di ogni vocazione è Dio, lo dimostra la narrazione della vocazione di Samuele che oggi la Chiesa ci fa ascoltare come prima lettura. Dio chiama un bambino, si direbbe oggi un chierichetto, e a lui affida un messaggio  molto impegnativo che riguarda proprio il suo superiore . Quel bambino è scelto per diventare il sommo sacerdote: Dio lo ha scelto da sé.

La vocazione. Anche se il termine è allargato e oggi significa professionalità, coinvolgimento, in una parola il contrario di ‘mestiere’, esso esprime soprattutto il fatto che qualcuno chiama a fare una determinata cosa, a realizzare una certa missione che lo coinvolgerà completamente. Questo è il vero significato biblico: Dio che chiama ad una missione e chiama personalmente. La Bibbia ci racconta la formale chiamata di Dio, che ha guardato a certe persone ancor prima del loro concepimento, anzi le ha concepite nel seno della loro madre in funzione di una chiamata che sarebbe stata loro rivolta. “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo. Prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato, ti ho stabilito profeta delle nazioni”: è la Parola di Dio nei confronti del profeta Geremia. Tra le creature ci sono alcuni che Dio intende riservarsi per sé: fa loro una proposta, aspetta la loro accettazione e li considera suoi per sempre. Sono gli amici che Dio sceglie “non guardando all’aspetto né all’imponenza della statura. Dio non guarda ciò che guarda l’uomo. L’uomo guarda all’apparenza, Dio guarda al cuore” (1 Sam 16). Per questo tra i figli di Jesse scelse il più piccolo, quello che non era presente, ma che mandò a chiamare: “Era fulvo, con begli occhi e gentile di aspetto”. E Samuele “lo consacrò con l’unzione in mezzo ai suoi fratelli e lo Spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi” (1Sam 16).

Dio guarda al cuore, chiama e riserva per sé, “perché stessero con Lui”, a sua disposizione come gli angeli. Sono quelli “in sortem Domini vocati”, scelti da Lui e per Lui.

Il rapporto con Cristo continua ancor oggi con la stessa modalità. Lo Spirito Santo ha organizzato la Chiesa e coloro che Dio chiama ad essere con Lui li riunisce, come la tribù di Levi era destinata al servizio del Signore. I chiamati di oggi sono riuniti in comunità, in cui si vive soltanto per il Signore, impegnandosi a vivere il Suo vangelo e ad anticipare l’immagine del Regno, offrendone le primizie. Sono le comunità religiose, riunite dall’unico intento di essere del Signore, a suo servizio. Alcune vivono esclusivamente di preghiera, come le comunità contemplative che, con la loro presenza, svolgono il compito principale della Chiesa Sposa, dire ‘amore’ allo Sposo. Di altre il Signore si serve per servire i fratelli bisognosi e sono le sue mani e il suo cuore. Altre per educare i fanciulli, altre ancora per continuare a guarire e curare gli ammalati. Tutte per annunciare il Suo Vangelo alle diverse categorie di persone e nelle più svariate situazioni.

Si parla molto di crisi della vita religiosa. Sono diminuite le persone che scelgono come genere di vita quello di “essere col Signore e servire a Lui solo”. La diminuzione del numero dei religiosi è sicuramente un fenomeno del nostro tempo. Perché? La situazione è complessa, sia perché riguarda Dio che chiama, ed è la dimensione misteriosa di ogni esistenza religiosa, sia dei cristiani che, anche se chiamati, o non odono la voce di Dio, perché sopraffatti da mille interessi e Dio non intende entrare in competizione con nessuno, o mancano della fede necessaria per fidarsi di Lui. Credo che sia quest’ultima la ragione della diminuzione delle vocazioni religiose, per cui alla Chiesa spetta il dovere di fare la proposta, come il  Battista fece ad Andrea e Giovanni, e di educare alla fede attraverso l’evangelizzazione, per far arrivare agli uomini di oggi la prospettiva di spendere tutta la vita alla sequela di Cristo per servire il Vangelo e se per chi ascolta è la propria vocazione, trova la felicità.

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