“E’ andato ad alloggiare da un peccatore”

XXXI Domenica del T.O.

“E’ andato ad alloggiare da un peccatore”

Andando ad alloggiare da un peccatore Gesù calpesta le categorie religiose fondamentali che separano radicalmente la santità dal peccato, il sacro dal profano, Dio dagli uomini peccatori.

Una certa concezione della religione, della pratica della legge consiste in una stretta separazione dai peccatori di cui i farisei facevano parte. Insomma, tutto ciò che è impuro, sporco, malato, deve essere tenuto a dovuta distanza dal sacro come se dovessimo preservare Dio da una presenza indegna di Lui. La santità di Dio non deve trovarsi che davanti ad una risposta umana dello stesso genere: la purezza, anche se puramente rituale.

Con Gesù c’è un modo diverso di comportarsi dinanzi alla santità che incarna. La santità di Gesù attira i peccatori, i malati, gli esclusi, gli impuri che si indirizzano a Lui toccando con le mani le sue vesti e infrangendo così le osservanze legali. La legge in effetti non dice che l’impuro e lo sottolinea rendendo impuri tutti coloro che lo toccano. Gesù, ben lontano da rigettare queste persone le accoglie, le guarisce, le libera, le perdona dona loro vita e avvenire. Quella di Gesù è una santità di Dio che agisce a favore dell’uomo invece di tenere le distanze.

Zaccheo, che voleva un buon posto per assistere allo spettacolo, da spettatore si ritrova ad essere attore e improvvisa la parte. Gesù non chiede che l’ospitalità ed ecco che la giustizia e la generosità fanno il resto. Rimborsare quelli che aveva ingiustamente leso e distribuire una parte della sua fortuna ai poveri sono la conseguenza della venuta del Santo nella casa del peccatore. Gesù sancisce l’evento della salvezza: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa”.
La salvezza non consiste che nel lasciarsi interpellare dalla Parola di Salvezza e lasciarsi coinvolgere da questa dinamica salvifica che rompe tutte le situazioni inumane e inospitali in cui uno può trovarsi. Senza dubbio è già molto ma Gesù va ancora più avanti e iscrive Zaccheo nella discendenza di Abramo, facendolo ereditario delle promesse fatte al patriarca di cui una è sicuramente l’assicurazione di una discendenza numerosa come le stelle del cielo. Così la separazione dei peccatori pubblici messi fuori dalla legge mosaica la parola di Gesù salva e reintroduce permettendo di rientrare nell’Alleanza originale che Dio ha concluso col Padre dei credenti.
Ecco la ragione per cui il Figlio dell’uomo è venuto: cercare e salvare ciò che era perduto. Si può dire anche reintrodurre nell’Alleanza coloro che ne erano allontanati ma ancora di più.
Abolire le distanze.
Gesù vuol riassorbire la rottura tra il sacro e il profano, il sacro e il perduto. La sua missione è la volontà riconciliatrice di Dio. In Gesù Cristo si è riconciliato l’uomo. Egli ha abolito la barriera tra il giudeo e il pagano tra il sacro e il profano , tra il santo e il peccatore. San Paolo nella lettera agli Efesini parla di questo come di un mistero: “Questo mistero non è stato rivelato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli…. I pagani sono chiamati in Cristo a partecipare alla stessa eredità e formare lo stesso corpo, e partecipare alla stessa promessa per mezzo del vangelo”.( Ef 3, 5-6) Il libro della Sapienza ci ricorda che Dio non ha alcuna ripulsione per la sue opere. Vuole soltanto che gli uomini si convertano. La conversione ha una forma radicalmente nuova, un invito all’amore manifestato a suo Figlio, il Salvatore. Dio è l’autore della vita ed ama la vita, è il Dio dei viventi e non dei morti. Dio vuole che gli uomini siano dei viventi e comunica loro la vita nuova: l’effusione dello Spirito. Così la riconciliazione con Dio in Gesù Cristo fa dell’uomo la sede di una nuova possibilità del sacro. “Se qualcuno mi ama e osserverà la mia Parola noi verremo a Lui e faremo dimora presso di Lui” L’amore di Dio abolisce tutte le distanze facendo dell’uomo una dimora gradita a Dio purificandola e santificandola.

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