Aspettatelo svegli

XIX Domenica del T.O.

Aspettatelo svegli

Tutti abbiamo fatto l’esperienza di aspettare un regalo che ci hanno promesso. Per esempio ad un bambino la bicicletta o alla fidanzata un bel viaggio. Cosa avviene in questa situazione? Si prova una profonda gioia come anticipo della soddisfazione del regalo. La ragione è che uno possiede già in speranza il dono promesso. Da notare anche che colui a cui è stata promessa qualcosa è tutto teso verso la cosa promessa. La sua attesa è attiva. Pensa frequentemente all’oggetto, ne parla con gli amici. Per chi aspetta davvero, tutto il resto è relativo. Le altre cose perdono di interesse. Ovviamente chi attende si mette nello stato di ricevere ciò che sta per arrivare.

Questa esperienza dell’attesa del dono promesso ci aiuta a capire ciò che Gesù ci dice nel vangelo di oggi: “Al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo Regno”. Ma cos’è questo tesoro? Gesù ce lo annuncia a tratti che stupiscono perché capovolgono delle situazioni: il maestro che si mette a servire i suo servitori come se fossero dei principi, “ Li farà sedere a tavola e li servirà uno ad uno”. Davanti a questa straordinaria promessa siamo stimolati a credere con la fede come quella di Abramo e Sara , che è “il mezzo di possedere già ciò che uno spera e di conoscere delle realtà che uno non vede”. Un atteggiamento di fede procura la gioia in anticipo. Come dice il libro della Sapienza dei nostri Padri che “Assicurati delle promesse a cui avevano creduto erano nella gioia:” e questa gioia si esprime nella lode di Dio.
La promessa del Regno formulata da Cristo ci obbliga a relativizzare tutto il resto: ”Vendete ciò che avete e datela in elemosina, FATEVI borse che non invecchiano. La promessa divina ci induce ad entrare in uno stato di vigilanza attiva. Come Abramo siamo dei pellegrini. Gesù ci insegna che l’attesa attiva deve vederci come vigilanti, servitori, sovrintendenti. Il Signore ci da fiducia e ci affida i fratelli. E’ una missione seria ed esigente a cui non possiamo venir meno perchè “a chi è stato dato molto sarà chiesto molto”. Il Signore ci affida la parte di domestici “per dare a ciascuno la parte che gli spetta”.
La società propone la felicità attraverso i beni materiali ma manca di gioia perché manca di speranza. L’orizzonte è chiuso. Manca di progetti entusiasmanti per le giovani generazioni. Non ha altro da proporre che una civiltà di morte: basta vederne i sintomi nella decomposizione della famiglia, l’aborto, la denatalità, la promozione dell’omosessualità, il suicidio dei giovani, la banalizzazione della droga, le violenze gratuite, l’aumento crescente della differenza tra ricchi e poveri ecc.

Il Regno che il Padre ci ha dato è Gesù stesso. E’ Lui il maestro che si fa servo, che si inginocchia a lavare i piedi ai suoi discepoli, il Servo sofferente che prende l suo posto sulla Croce per salvarci. Gesù è Colui che si presenta dicendo:” Il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo.”(Mt1,15)
Gesù è Colui che noi dobbiamo accogliere se vogliamo ereditare il Regno di Dio. A seguito di San Paolo dobbiamo “considerare tutto una perdita nei riguardi del supremo bene che è la conoscenza di Gesù Cristo mio Signore”. E’ Lui che manifestando una indefettibile fiducia nel Suo Padre fino alla morte e alla morte di Croce ci insegna a sperare nel Regno, è Lui che non avendo dove posare il capo ci insegna la libertà del Regno, è Colui che non cercando altro nutrimento che la volontà del Padre ci insegna il servizio fedele del Regno. In una parola: è Lui che entrando nel mistero della sua Pasqua ci introduce nel Regno dell’Amore Trinitario.

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