Ascolta Israele

XXXI Domenica del T.O.

Ascolta Israele

Queste parole, portate da Israele e culminate in Cristo e che ci sono così familiari, hanno sovvertito tutta la religione, la filosofia e l'etica. Al centro c'è la parola "Ascolta", non "leggi" o "guarda". "leggi" ci riconduce ad un testo. Qualunque sia il posto del libro nella fede cristiana è sempre al secondo posto: non è al libro che noi ci rivolgiamo ma a Colui che del libro ci dona la testimonianza. "Guarda " ci lascerebbe come spettatori esteriori, non "impegnati" come si dice.
Per avere l'ascolto servono due esseri in presenza. Ascoltare è più che sentire. Alcuni si riferiscono al "pensiero di Mao" altri al "pensiero di Kart Marx" ecc. Noi non ci riferiamo al pensiero di Cristo ma a Cristo stesso. E'vero che alcuni si sono riferiti a Lenin o a Stalin al di la del loro "pensiero", è ciò che si chiama il culto della personalità. In questo caso siamo nell'idolatria perché l'atteggiamento diviene religioso e solo "l'Unico" può essere ascoltato in questo modo. Né Stalin , né Mao, ne Khomeini, né Francesco, non sono l'Unico.

L'amore. Tutto deriva da ciò che segue. Perché "Yahveh è l'unico Yahveh". l'amore che ci porta verso di lui è ugualmente unico. Ci mobilizza totalmente "cuore, intelligenza e forze", dice il testo. Così noi troviamo la nostra unità personale in questo amore, tutte le nostre facoltà sono raccolte. Se il "secondo comandamento"è simile al primo è nella stessa prospettiva. l'amore del prossimo come se stesso fa l'unità di tutti gli uomini. Ascoltando il Dio unico, l'umanità una, fatta di uomini che hanno trovato ciascuno la propria unità personale, ecco il regno di Dio da cui lo scriba del Vangelo non è lontano. Bisogna aggiungere che c'è da sovvertire la nozione di comandamento.
Riferirsi a dei comandamenti è sottoporsi alla volontà di un altro o di altri la cui volontà è diversa dalla nostra. Ora se il comandamento si trasforma in amore non c'è più che una sola volontà. Di colpo la persona oggetto dell'amore di Dio (Dio e il prossimo) prende il posto del comandamento. Abbiamo due persone davanti a noi non un testo. Da notare che i due comandamenti citati da Gesù non figurano nell'elenco del decalogo: l'amore soppianta la legge.
Gesù è l'unico. Gesù stesso è unico. la seconda lettura ci presenta, in opposizione al gran numero di preti dell'antica Alleanza, l'unico sacerdote a cui dovevano riferirsi. Ricordiamo alcune affermazioni della Scrittura circa questa Unità: il Figlio unico, il Primo e l'ultimo, un solo Signore, ecc. Questa insistenza deve tenerci attenti. C'è una sola sorgente della vera libertà dinanzi a tutti i poteri. Molti cristiani nella loro vita di fede guardano a Cristo come a uno che occupa il posto di Dio o Cristo diviene un semplice modello, l'espressione dell'uomo perfetto. In ogni caso si rischia di cadere in una sorta di politeismo non espresso.
Se noi invece rileggiamo il nostro Vangelo vediamo che Cristo in qualche modo sparisce: interrogato sull'essenziale non parla di se ma dell'Unico e del prossimo. Gesù è via è passaggio. Viene dall'unico per riunire tutto nell'unità ("tutto ciò che esiste in cielo e sulla terra") e ricondurlo ali' origine. In Gesù tutto ritrova la sua unità.
In questa traiettoria del "triangolo sacro dell'amore"c'è il terzo termine cioè "se stesso". Bernanos dice che è facile non credere di odiare se stesso e che la grazia delle grazie è dì amare se stesso come il più piccolo degli amici di Dio (e degli uomini) e allora non avrà la tentazione di disperare di se. Da qualsiasi parte si prenda , l'amore è la pienezza della legge e non si finisce mai di amare.
A partire da quel momento il Vangelo dice che nessuno osava più interrogarlo. Non perché si era manifestato al di sopra di ogni controversia ma perché con la manifestazione del dubbio e l'unico comandamento dell'amore era detto tutto il Vangelo e non c'era niente da aggiungere. Lo scriba, qualche giorno dopo avrà rivisto da lontano Gesù sulla Croce e nel suo cuore aperto la risposta vera alla sua domanda.

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