Ascensione di Gesù al cielo

Ascensione di Gesù al cielo

Dove guardare : verso il cielo o verso la terra? Siamo continuamente tentati di fare una scelta di orientare il nostro sguardo. E’difficile trovare un equilibrio. Quando cerchiamo di trovare la buona “lunghezza di onda” per la nostra vita cristiana e spirituale ci sentiamo più di una volta strattonati. Il rischio di rimandare a più tardi la scelta è effettivo. L’impegno alla sequela di Cristo ci impone una scelta. Cosa ci propone la festa di oggi?
Ci suggerisce di non perdere troppo tempo in meditazioni interminabili che potrebbero risultare vane. In effetti scegliere l’uno contro l’altro sarebbe una scelta distruttrice del Regno di Dio.
Ciò che piuttosto dobbiamo dire è che siamo rivolti verso un avvenire al di la del domani immediato ma che non potrà essere intravisto che attraverso il domani e che non si realizzerà che attraverso di esso.

Discepoli del Signore abbiamo l’ambizione di dare una nuova dimensione al mondo, come il Maestro ci ha insegnato senza sfuggire dalla realtà quotidiana. Solo essa ci manifesta le reali profondità e ci rivela le vere esigenze. L’Ascensione di Gesù ci rivela il senso finale della nostra vita, ma è anche un richiamo a renderci presenti agli uomini per manifestare da ora , con opere concrete ciò che germina nell’universo: una realtà eterna di amore. Con l’ascensione Gesù se ne va in forma definitiva visibilmente da questo mondo ma non è un abbandono ma un passaggio di testimone, un modo nuovo radicalmente nuovo di essere presente attraverso i suoi apostoli. Esattamente attraverso la loro predicazione. La loro parola manifesterà la Presenza attiva del Risorto nella comunità dei credenti. Si apre il periodo nuovo della Chiesa, non lasciata a se stessa e alle sue incertezze ma al contrario rinviata alla sua potenza di testimonianza e alla sua fede. Tutto si giocherà nella fragilità e nella fermezza della predicazione: una magnifica verità, quella dell’amore di Dio proposta nella testimonianza umana, fragile, fallibile e sempre rinviata alla fragile ma pura testimonianza di Gesù Cristo, epifania umana dell’amore di Dio. Certamente il Signore un giorno tornerà nella sua gloria ma adesso si tratta di testimoniare e radicarsi nella fede. E’ ciò che fa Paolo. E’ in prigione ma in spirito sfugge alle sue catene avendo scoperto la realtà della chiesa, Corpo di Cristo, si sente perfettamente integrato nella catena che il Cristo trascina nella sua Ascensione verso il Padre. In questa catena ciascuno ha il suo posto. E’ costantemente presente sotto la penna di Paolo l’impegno di costruire la chiesa,, condurla al termine. Si tratta di progredire nell’amore, l’umiltà, l’unità. La conoscenza di Dio. Tutte realtà che sono l’essenza del mistero della Chiesa. Esercitando il suo ministero apostolico Paolo fa quello che impone il Vangelo di oggi “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura”. Gli apostoli hanno il compito di far conoscere la buona novella del Regno e di porre dei segni. Insistere su questo punto è insistere su ciò che la chiesa non farà mai sufficientemente. La chiesa deve sempre sentirsi in stato di missione e mai riposarsi su se stessa e sulle sue strutture che possano dagli sicurezza. La chiesa vive di Vangelo e cresce attraverso l’evangelizzazione. Gesù lasciandoci, il giorno dell’ascensione ci dice “Io me ne vado ma quando tornerò voglio trovare le cose cambiate”. Guardandoci intorno le cose sono cambiate nel senso del Regno o sono peggiorate nella notra generazione, di quella generazione di cui siamo responsabili? Cristo è sempre più presente o emarginato? In questo “mondo liquido” si sta liquefacendo anche la chiesa o reagisce come sale, fermento e luce del mondo? La festa dell’Ascensione che è la festa della nostalgia della Patria dove Gesù è andato a prepararci un posto è anche la la festa dell’impegno cristiano a continuare ad essere la presenza del Risorto.

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