Alla scuola di Gesù per divenire discepolo

XXIV Domenica del T.O.

Alla scuola di Gesù per divenire discepolo

Risuona continuamente il rimprovero di Gesù “I vostri pensieri non sono i miei pensieri. Diventate uomini più umani come il Padre vi ha fatti” Queste domeniche che seguono possiamo considerarle come un cammino iniziatico durante il quale Gesù ci accompagna per diventare suoi migliori discepoli. 

Cambiare il nostro sguardo sugli altri.
La prima lezione è radicale: tutto ciò che in umanità è perduto può essere ritrovato, e allora siamo felici. Gesù si trova davanti due categoria di uditori: i farisei e gli scribi da una parte , i pubblicani e i peccatori dall’altra. I discepoli assistono alle reazioni di Gesù.

Le prime due parabole: la dramma e la pecora perduta mostrano la necessità dell’urgenza di ritrovare e la gioia suscitata dal loro ritorno. I discepoli non possono essere passivi dinanzi all’esclusione della società ma devono essere inventivi per reintegrare il più possibile la vera fraternità umana.

La terza parabola, quella del figliol prodigo fa parte del tesoro evangelico tramandatoci da Luca e ci mostra il cammino possibile del ritorno di colui che si è smarrito. Il figliol prodigo ha il ruolo dei peccatori, del suo uditorio, il figlio maggiore occupa il posto dei farisei, del primo gruppo, sicuri della loro eredità.

Educare lo sguardo sugli altri è una delle insistenze più costanti della pedagogia di Gesù. Qui fa intervenire l’immagine del Padre di tutte le misericordie. Il ritorno è una riconciliazione nell’intimo “Tornerò da mio Padre e gli dirò: Padre ho peccato contro il cielo e contro di te”. E’ soltanto dopo questo perdono ricevuto nel profondo come figlio che può realizzarsi la gioia della reintegrazione nella famiglia umana.

Questa lezione per noi cristiani è difficile. Se si tratta dell’intimo della conversione di ciascuno, la lezione resta un richiamo sempre nuovo al perdono.

Come guardare coloro che la nostra società ha escluso, designati come reprobi e che alcuni cercano di reintegrare nel corpo sociale? Eppure Gesù ripete “Non giudicate e non sarete giudicati” e preghiamo “Perdona a noi come noi perdoniamo ai nostri debitori” e ancora “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a Te”.

Ma la vita sociale non può correre il rischio della presenza di ladri che sono un pericolo pubblico. Non dobbiamo difendere gli onesti dai malfattori, i deboli dai bruti, i piccoli dai perversi? Si tratta di discernere ciò che veramente Gesù dice. Si tratta di modificare lo sguardo sulle persone non sugli atti. Gli atti restano condannabili e la giustizia degli uomini deve potere con tutta saggezza prevenire ma non spengere la speranza del pentimento   e della richiesta del perdono.

E dinanzi all’atteggiamento del figlio maggiore? Paolo ha chiaramente l’immagine dei giudei dinanzi alla predicazione ai pagani di cui Luca ne era testimone.

Nell’attualità dei nostri drammi, la prova dolorosa che tocca la chiesa può aiutarci a riflettere sull’insegnamento di Gesù. I preti pedofili non possono sfuggire alla giustizia degli uomini. Tardivamente ce ne siamo accorti. Hanno fatto del male a degli innocenti e possono continuare a distruggere la vita di fanciulli nonostante il perdono che dai vescovi gli era stato concesso sperando nella loro guarigione. La protezione delle future vittime è un dovere. Ma come aiutare questi uomini a non nuocere permettendo la misericordia se chiedono il perdono riconoscendo l’orrore di ciò che hanno fatto? Come salvare il loro avvenire di uomini all’interno della prigione degli uomini? Sono esclusi dal nostro amore o dobbiamo trovare il modo di far rilevare ai loro occhi, quando si pentono, quanto hanno fatto di male. L’atteggiamento di Gesù non è naif ne lassista come ascolteremo tra qualche domenica in Luca 17, 1-4.

Luca mette il passaggio dei discepoli “Aumenta in noi la fede”. Qual’ è l’atteggiamento giusto in queste situazioni? “Siate perfetti come il Padre vostro è perfetto”. La porta dell’onestà è stretta e non si tratta soltanto di osservare la legge ma anche di cambiare lo sguardo e il cuore. La strada del discepolo, anche se è Vescovo non è evidente. La nostra strada sale a Gerusalemme e non dobbiamo mai cessare di metterci alla scuola del Maestro che affronta il male con tutte le forze e apre a tutti la strada della salvezza fino all’estremo del suo dono di se: la Croce!

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