Tempo di Pandemia

Tempo di Pandemia

Si spera di andare verso la fine, almeno di entrare nella fase 2 per cui credo sia opportuno fermarsi a guardare il mondo in questo tempo almeno per poterlo raccontare. Ovviamente guardarlo da sani perché’ mi dicono che da malati e tutto un’altra cosa.

Un mondo tutto diverso. Prima di tutto l’unico interesse e’ il virus, nessun uomo politico e’stato capace di coinvolgere tanto , nonostante l’impegno di tutti I mass media. Telegiornali e televisione non parlano che di questo. I tromboni dellla politica non squillano più’ anche se non si sono dimenticati di spartirsi i posti, assicurare a se e ai propri un posto al sole. Per il resto la politica boccheggia e una volta tanto riconosce di non essere arrivata in tempo, anche se non da parte di tutti. La scienza umilmente riconosce di essere in ricerca e che ci vorrà tempo, addirittura c’è chi incolpa la scienza della situazione attuale,speriamo di no. Anche la chiesa ha un altro aspetto. Una suora di novantanove anni, mi hanno riferito, che vedendo il Papa andare solo soletto a celebrare a Santo Spirito in Sassia ha commentato:”Neanche quel pover’uomo sa più che santo pregare”. Devo confessare però’ che vedendo il Papa celebrare solo in San Pietro ho pensato subito a Pietro che nei momenti importanti si ritira solo con Gesù Cristo per parlarci a tu per tu. Credo che il Papa sia tutto nel suo rapporto con Colui che rappresenta e nella forza di mediazione che può esercitare. Neppure i vescovi presenti alle celebrazioni concelebravano come sarebbe stato normale, il modo di partecipare alla Messa di un prete è concelebrare, invece si sono ridotti al livello di fedeli perché l’importante non è celebrare ma pregare. Il mondo si è fermato, intendo l’economia, e la gente fa la fila per cercare da mangiare per se e la propria famiglia. Credo di poter dire che lo spettacolo del mondo potrebbe essere quello di una certa povertà e per alcuni è così. È proprio in questo contesto di povertà che emerge il meglio dell’umanità: la generosità, il disinteresse e l’amore per I fratelli. I medici, che sono la categoria che avrebbe potuto in questo momento fare sciopero per rivendicare dei diritti che sono stati loro negati o rinviati ha dato prova di una generosità da stupire tutti, con loro gli infermieri e tutto il personale ospedaliero. Poco si è parlato dei cappellani e dei parroci che hanno dato prova di generosità e di attaccamento al loro popolo degni delle migliori tradizioni del clero. Le parrocchie che hanno fatto di tutto per manifestare la loro presenza e aiutare I propri fedeli a pregare improvvisandosi operatori dei moderni mezzi di comunicazione anche se non sempre con I migliori risultati ma certamente hanno manifestato tanta buona volontà. Nelle chiesa sono state proibite le Messe con partecipazione di popolo ma non sono state chiuse le mense, anzi ampliate. Alcuni preti, lo dico sottovoce perché lo so in segreto, hanno incominciato a pregare sul serio “Ho fatto due ore di adorazione, bellissimo, era dal tempo del Seminario che non mi capitava, ci voleva il Coronavirus”. Certamente tutto questo fiorire di carità, questo spettacolo di autenticità è la rivelazione di chi veramente siamo quando ritorniamo alla verità cioè alla povertà fondamentale. La povertà è verità, impegnarsi ad essere poveri può essere pericoloso , è importante impegnarsi ad essere veri, ad essere noi stessi per riscoprire che cosa la Grazia di Dio è capace di operare in noi anche se non c’è ne accorgiamo. Dio ci chiama e ci crea continuamente e si serve di tutto, anche del Coronavirus, che però vi assicuro non ha mandato Lui, per farci sapere che siamo più buoni di quanto appare e che il futuro sarà migliore perché ci siamo riscoperti per quello che siamo.

La fede in tempo di pandemia

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