Lo spazio e il tempo

Lo spazio e il tempo

La filosofia ci insegna che lo spazio e il tempo sono due accidenti non la sostanza della vita, però,in questo tempo di pandemia, dobbiamo fare i conti con questi accidenti che rischiano di condizionarci tutta la vita. Il problema e': poco spazio e troppo tempo. Credo che una riflessione su questo rapporto sia utile, anzi indispensabile per non sprecare degli autentici doni di Dio.

Lo spazio ci opprime. Dopo un mese, con la previsione di avere ancora, se va bene, delle settimane da rimanere chiusi in casa ci preoccupa perché lo spazio ci opprime. Le nostre uscite fuori per la nostra corsetto quotidiana, il tragitto per andare da qualcuno erano indispensabili per il nostro fisico. Eppure la costrizione dello spazio ci richiama una dimensione essenziale della vita: vivere "con". È necessario prendere coscienza delle nostre fughe per non incontrare qualcuno o, magari anche in famiglia, difendere accanitamente il proprio territorio invece di condividerlo. Vivere "con" è davvero indispensabile perché lo spazio è il luogo del silenzio e dell'ascolto, delle nostre scelte e di quelle degli altri, non fosse altro che i programmi della TV, degli orari di vita comune e dei tempi della propria libertà.

Se lo spazio è poco il tempo solitamente è troppo, non si sa come impiegarlo. Abituati a correrci dentro, affollando la propria agenda di impegni e magari desiderando le ferie per avere un po' di pace, eccone arrivata troppa e allora è necessario riflettere sul tema perché il tempo è "la vita" e sprecando il tempo si spreca il maggior valore che possediamo. La prima tentazione è quella di mettere tra parentesi questo periodo sperando che passi presto e ricordandolo come tempo terribile: troppo angosciante per ciò che riguarda l'avvenimento, umiliante perché sembra sprecato e anche rivelatore delle proprie fragilità.

C'è il rischio di guardare al tempo come ad un nemico da abbattere, lo si desidera più corto possibile. Pensare , insomma, che questo fa parte di un periodo brutto della propria esistenza come un dramma, una malattia che si sopporta per sopravvivere. Non è vero, ogni giorno ha il suo valore,ogni momento il suo prezzo. Per chi crede, Dio non lega le sue grazie ad un tempo determinato da te ma quando vuole. Possono avvenire cose sublimi o infime. Più che subirlo dobbiamo non perderlo e strutturarlo bene. Strutturare le nostre giornate ( nella misura del possibile perché non tutto dipende da noi) e riconoscere il loro valore è saggezza. Alzarsi ad orario stabilito, vestirsi, non rimanere in pigiama fino a sera, impegnare il proprio tempo da soli con gli altri .... in breve, vivere la giornata di cui sei padrone e che gestisci, in altre parole vivere responsabilmente non lasciarsi vivere che equivale a morire. Se lo spazio fa desiderare l'infinito, il tempo fa desiderare l'eterno. Al'abbazia delle Tre Fontane a Roma c'è uno spazio in cui i monaci si preparano per la preghiera e dove vestono le loro cocolle che esprime la vita del monaco ma che dice molto anche a noi. La parete è pitturata di un muro alto più di tre metri, senza finestre ne aperture. Alla fine del muro si apre il cielo pieno di stelle. È l'immagine della vita monastica che si svolge in clausura, in uno spazio limitato e chiusa ma che ha la via di uscita in alto, la strettezza del l'orizzonte le è supplita dall'infinito verticale dell'incontro con Dio. La clausura impostaci dalla pandemia potrebbe essere una occasione per guardare in alto, incontrare Dio. Vorrei però precisare che non si riesce a guardare in alto se non si riesce a vivere "con". Parlando dei monaci S. Giovanni Climaco, nella sua "Schala paradisi" ci avverte che nessun monaco può essere ammesso all'eremo se prima non è vissuto nel cenobio. Credo che sia somma saggezza coniugare insieme spazio e tempo, imparare a vivere insieme per incontrarci con chi ci attende in solitudine.

La fede in tempo di pandemia

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