Continuare, non ricominciare

Continuare, non ricominciare

Stamani arrivando in parrocchia dove ogni domenica vado a confessare ho trovato tutto normale, regolare, soltanto il mio confessionale si era ingrandito, da una scatola di legno era diventato un’ampia cappella con due porte aperte e due sedie a distanza regolamentare.

I fedeli sono venuti a confessarsi mentre in chiesa si svolgevano regolarmente le Messe domenicali. La chiesa era piena, i posti segnati a dovuta distanza erano tutti occupati e quando il parroco ha dato gli avvisi della settimana è stato accolto da un applauso. Poi la Messa del parroco alle 12 in cui la chiesa si è di nuovo riempita. Tutto bene, l’organo ha fatto da padrone perché la ministra Lamorgese non ha permesso che ci fosse il coro, forse ha confuso i cori parrocchiali con la banda dalla Polizia e dei carabinieri. La regolarità dello svolgimento delle liturgie domenicali non mi ha fatto pensare a qualcosa che doveva ricominciare ma semplicemente continuare. La cosa però non mi ha dispensato da riflettere a quanto avveniva in quelle ore in tutte le parrocchie italiane in cui si celebrava finalmente insieme l’Ascensione di Gesù, dopo due mesi di mancanza dell’Eucarestia, compresa la Pasqua.
Ho letto la gioia negli occhi del parroco di poter di nuovo celebrare col Suo Popolo, e la soddisfazione dei fedeli, che, nonostante la mascherina, avevano tutt’altro che l’aspetto da carnevale ma soprattutto ho pensato alla gioia di Cristo che ha potuto di nuovo sentire vicino a se il suo popolo nell’ora in cui sul monte degli Ulivi ci ripeteva “io me ne vado, ma quando torno voglio trovar le cose cambiate. Io ho fatto la mia parte, ora tocca a voi trasformare il mondo attraverso il Vangelo”.
Ho sentito il desiderio di Cristo di celebrare l’Eucarestia insieme al Suo Popolo. Crediamo nell’Incarnazione e sappiamo che la nostra fede è tutta in quell’affermazione: “Il Verbo si è fatto Carne” e continua oggi a farsi carne nei sacramenti. Pensare ad una chiesa spiritualizzata al punto da sostituire la celebrazione dell’Eucarestia con una semplice partecipazione spirituale, magari sostenuta da una immagine televisiva, non è secondo l’ordine dell’Incarnazione che Gesù ha scelto per esserci vicino e per farci sentire gli uni negli altri perché in Lui.
Non si riparte, si continua nella vita delle nostre comunità. Si spera che la fantasia dei nostri parroci trovi il modo di far crescere nei bambini il desiderio di ricevere la Prima Comunione anche se rinviata, come ha scritto loro il Papa, e nei giovani quello di confermare la loro fede col Sacramento della Cresima. Possiamo seppellire i morti anche se non possiamo sposarci, anche se ai fedeli è rimasta la possibilità di celebrare il loro matrimonio nella forma straordinaria in cui, (Can. 1116) prevedendo l’assenza del prete per un mese, i coniugi possono contrarre le nozze ”validamente e lecitamente alla presenza dei soli testimoni” dispensandosi così dal corso prematrimoniale, dagli incartamenti e dalle altre spese.

La fede in tempo di pandemia

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