Le fragilità della nostra società

Le fragilità della nostra società

Si può pensare che le fragilità della nostra società sono quelle di sempre, ed è sicuramente vero ma alcune si sono sicuramente aggravate. La secolarizzazione e la laicizzazione si sono aggravate producendo un vuoto del religioso e una crescente crisi di fiducia che mette in crisi il nostro vivere insieme. Si aggiunge a questo il fatto che l’avvenire è ipotecato da una duplice minaccia: l’estrema gravità della crisi ecologica e il fascino che esercita sulla nostra società lo sviluppo delle tecniche e delle bioscienze.

La fiducia di una società è un fenomeno complesso che attraversa tutto il vivere insieme. Periodi di depressione e di euforia influenzano il corpo sociale. Nel corpo sociale avviene quello che avviene nel clima e nel corpo umano. Si passa dal tempo buono alla pioggia con le alluvioni con estrema facilità, nel corpo umano, dalla bassa pressione fino alla depressione e all’euforia.
Anche la fede personale degli individui nella vita non dipende soltanto da una autorizzazione personale o da parte di uno o più “prossimi“ vicini ma dalle relazioni sociali e dal clima globale. Le istituzioni che insieme dovrebbero riflettere sui valori che le costituiscono e le reggono sono limitate ad un funzionamento burocratico e pragmatico da interdire ogni intervento su piano etico. Le istituzioni son diventate talmente complesse che anziché suscitare fiducia in tutti producono il contrario e aggravano la separazione verticale tra popolo e dirigenti. Quando questi ultimi perdono la loro credibilità in ragione della loro mancanza di coerenza personale, senza parlare della corruzione, la fiducia in seno alla società viene meno e cresce l’esacerbazione dei gruppi. Lavorare per ricostruire la fiducia nella società è difficile ma necessario. I luoghi da cui partire sono sicuramente la famiglia di cui ogni uomo ha bisogno per fidarsi della vita. Anch’essa ha gravi difficoltà sul versante istituzionale e si può riflettere sulle difficoltà che deve affrontare prima e dopo il matrimonio. Qui si può evocare la “cultura del provvisorio” e la mancanza di fiducia nell’avvenire che suscita difficoltà ad impegnarsi.
La scuola e, più globalmente i processi della prima formazione secondaria e universitaria in cui le istituzioni investono, sono sufficientemente attente alla formazione della fiducia nell’avvenire come cimento spirituale del vivere insieme e della vita buona? Non è assolutamente certo che la società sia consapevole che il sistema di valutazione e di selezione delle migliori capacità (spesso teleguidate dal liberalismo economico) abbia un impatto profondo sulla formazione dei ragazzi e dei giovani rischiando di privarli di quel dinamismo spirituale e di una vera fiducia nell’avvenire. E l’apprendimento di una cultura democratica e laica? La maggior parte della popolazione ha il diritto di voto. Come formare non soltanto il senso dell’uguaglianza di tutti e della giustizia ma anche l’arte del dibattito, della deliberazione e della decisione collettiva? Come può penetrare il Vangelo nelle situazioni di apertura che si producono nella vita degli individui per fermare questa crisi di fiducia che attraversa le nostre società contemporanee? A diversi livelli come può essere rinforzata la fede elementare nella vita? Sia sul piano individuale che sociale la fiducia viene dall’interno e dall’esterno del nostro corpo sociale e delle sue istituzioni. Da questo è chiara la necessità di una presenza evangelica di “discepoli missionari” nelle loro proprie famiglie, nelle scuole e nelle istituzioni di formazione in tutta la vita associativa e politica. Sarà la loro credibilità che porterà la convinzione e senza dubbio la gioia, non di essere coronati un giorno dal successo ma di vedere le nostre società e istituzioni ritrovare fiducia in se stesse e nella loro capacità di affrontare collettivamente un avvenire incerto.

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