Vedere il risorto

II Domenica di Pasqua

Vedere il risorto

In questa seconda domenica di Pasqua vediamo Gesù in azione, in vera missione di evangelizzazione. Non basta che gli apostoli sappiano che Gesù è vivo, devono anche avere la certezza che è PRESENTE, che è con loro e questo deve essere evangelizzato, dimostrato. È l’argomento della seconda parte della vita di Gesù, quella dopo la sua Resurrezione: abituarli ad una nuova forma della sua Presenza.

Non è facile far credere alla sua Presenza e San Tommaso lo dimostra con semplicità. I suoi colleghi che, entusiasti, gli riferiscono  di aver visto Gesù, che era stato in mezzo a loro fino ad un momento prima, vengono trattati da illusi: “Chissà cosa avete visto!?! E’ tanto il vostro entusiasmo che l’illusione vi ha fatto un brutto scherzo per cui … se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito al posto dei chiodi, e non metto la mano nel suo costato, non crederò”.  “Voglio vedere, altrimenti non credo”. Ovviamente per Gesù fu semplice mostrargli le mani e il costato e convertirlo , il problema è nostro, che dobbiamo dimostrare al mondo che non siamo dei fanatici e degli illusi credendo in Gesù Cristo, addirittura vivo e presente.

Questo è essenzialmente il compito della Chiesa di oggi, l’argomento unico della sua pastorale, il tema fondamentale della sua evangelizzazione: dimostrare al mondo che non crede, che Gesù è vivo e presente in mezzo a noi.  Sembra un’utopia, invece è il programma del nostro lavoro e il metodo è quello stesso usato da Gesù: mostrare che il suo vangelo non è un’utopia, non è l’illusione di pochi, ma la Verità che guida la vita degli uomini e li conduce alla salvezza.

E’ il mondo che, dinanzi alla proposta di perdonare il prossimo, di essere onesto ad ogni costo, di essere fedele sempre a Dio e alla propria sposa, di credere che le croci che portiamo collaborano alla salvezza del mondo,  pensa che noi siamo degli illusi. Credere, invece, che il mondo è dei furbi, degli imbroglioni, degli approfittatori, di chi sa cambiare bandiera ad ogni battaglia, è la logica vincente.

Gesù ha parlato di testimoni, non di predicatori o di propagandisti. E il testimone è colui che ha visto con i propri occhi la verità fattasi realtà.

Quante volte ho potuto constatare personalmente la potenza trasformante della persona di Wojtyla, da cui traspariva la  comunione con Dio. Ho ricevuto la testimonianza di un uomo di stato, non battezzato, che dopo averlo incontrato con la sua famiglia e non essere stato capace di trattenere le lacrime,  mi chiedeva cosa avesse di magnetico, di straordinario, quell’uomo . Risposi che viveva la sua reale comunione con Dio. In una lettera il rettore dell’università di Firenze, che si professava ateo, chiedeva a Mons. Giulio Facibeni, che tutti chiamavano “Il Padre”: “Lei, che è padre per tutti, lo sia anche per me!”. Quante volte dinanzi a gesti di carità sovrumana, compiuti da persone semplici e a testimonianze di vita di preghiera, manifestazioni di pura fede, mi son sentito rinnovato nella mia fede che, nonostante tutto, è sempre alla ricerca di vedere, di toccare, di sperimentare che la Parola di Dio è possibile, è salvezza, è forza.

Niente di più irresistibile del sangue dei martiri.

E’ significativo che Gesù, come carta di identità , abbia presentato le sue piaghe! Così la Chiesa di oggi non può fare altrimenti, perché “coloro che non hanno visto credano”.

Urge dimostrare che la Parola di Dio è il futuro dell’umanità, che nonostante le leggi contrarie, il divorzio non trionferà sul matrimonio, anche se attualmente quest’ultimo è in minoranza; l’aborto non prevarrà sulle nascite; il male non prevarrà sul bene.  Certamente a chi, con discreta sufficienza, dichiara di non credere in Dio e addirittura mette in dubbio perfino l’esistenza di Gesù Cristo, potrà essere presentato soltanto la forza e il realismo della Parola di Dio che è portatrice di salvezza, l’unica forza capace di trasformare il mondo.

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