Il denaro

XXV Domenica del T.O.

Il denaro

Il Vangelo chiama la ricchezza disonesta . Perché? La bibbia di Gerusalemme in una nota dice che il denaro è disonesto “perché all’origine di quasi tutte le fortune c’è qualche disonestà”. Può essere ma viene addirittura chiamato anche “sterco del diavolo” e visto come l’origine di tutti i mali. Perché? Perché è ingannatore e promette quello che non può mantenere e si avvicina all’idolatria nel senso che diviene un idolo quando è ricercato per se stesso, come strumento di potere.

Gesù vuol correggerci lo sguardo e dirci che non è sempre così: basta cambiare direzione dello sguardo e considerarlo veramente per quello che è. Certamente quello che si trova dentro la busta paga di un operaio è decisamente santo perché è frutto di sudore e di sangue, veramente “frutto della terra e del lavoro dell’uomo”. Può servire a creare comunione come strumento di aiuto all’altrui povertà. E’ sicuramente mezzo per aiutare l’umanità a crescere attraverso l’organizzazione industriale procurando lavoro alle varie categorie di persone. La natura ci insegna che Dio non ha creato soltanto le cicale ma anche le formiche che durante l’estate lavorano per procurarsi il cibo per l’inverno, ogni famiglia deve prevedere  l’incertezza del suo futuro e garantirsi il necessario. Anche la chiesa, famiglia dei credenti ha necessità di sopravvivenza e assistenza per questo serve il denaro che come dice San Benedetto “ deve essere amministrato saggiamente da uomini saggi”. Quando Gesù parla di distacco dai beni della terra lo fa sempre in relazione a Lui e al Padre che devono essere preferiti a tutto. La famiglia di Nazareth resta il “modello unico” del vivere sociale e ci insegna come gestire i propri beni, sicuramente frutto del lavoro di Giuseppe e di Maria.

Anche la Chiesa ha i suoi beni e gli sono necessari per la sua organizzazione che è come lo scheletro di tutto il Corpo mistico di Cristo. Nella chiesa c’è chi ha il ruolo profetico di non possedere nulla come Gesù a Betlemme e sulla Croce ma nessuno può consumare tutto il Cristo che è anche pastore e inviato a portare la salvezza a tutti i popoli e per questo sono necessari anche i mezzi materiali.

Don Bosco diceva che per fare il bene ci vogliono i soldi o i miracoli e sappiaamo come per tutta la vita abbia avuto a che fare con i  suoi creditori e alla ricerca di benefattori. Il tema della povertà è tra i più gettonati nella chiesa senza tenere presente che non si consuma assolutamente sull’argomento denaro che deve essere amministrato, essendo anch’esso espressione di creature di Dio, spesso sacrosante come il lavora dell’uomo, con giustizia e verità.

Ricordo una parrocchia della periferia che navigava nella povertà ma che possedeva un bel camp sportivo che era stato affidato con “comodato gratuito” ad una società che a sua volta affittava a caro prezzo a varie squadre di calcio. Volli vedere la situazione e feci revocare il comodato esigendo un regolare affitto. Ovviamente ci furono le proteste verso la chiesa che “voleva guadagnarci invece di predicare il vangelo” anche i preti si associarono a loro. Convocai gli interessati e il consiglio pastorale e dopo aver chiarito la situazione dissi la ragione dell’affitto che avrebbero dovuto pagare “perché i poveri eravamo noi che addirittura pagavamo le tasse anche per loro e per dimostrare anche che il vangelo non è predicato da dei cretini che si fanno derubare”.

A questo punto possiamo capire la simpatia con cui Gesù guarda i furbi del Vangelo dimostrando che la furbizia non è contraria all’onestà: si deve essere furbi e onesti. Il mondo ci insegna ad essere furbi, come l’amministratore del vangelo, Gesù ad essere onesti.

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