Il vero tempio di Dio

III Domenica di Quaresima

Il vero tempio di Dio

Stupisce l’atteggiamento deciso di Gesù nei confronti dei mercanti del tempio! Perché fa questo? Che autorità ha sul tempio per poter prendere delle decisioni del genere. Chi sei tu per comandare sull’uso del tempio?

Perché il tempio sono io, quello che vedete non è che l’immagine del vero tempio che è la mia persona. Il tempio si consacra col Sacrificio; è col Sacrificio che Dio prende possesso del suo tempio. Ecco il segno che mostra per fare quelle cose: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Parlava del tempio del suo Corpo, della sua morte e resurrezione.

Gesù è l’unico tempio del Dio vivente, l’unico attraverso il quale si può offrire a Dio il sacrificio con la certezza che è gradito. Tutto ciò che lo ha preceduto non era che Lui in immagine, non può essere che luogo di preghiera, luogo di incontro col Padre suo.

Con la sua morte e resurrezione ci ha donato il Suo Spirito, ci ha associati a sé e siamo diventati noi stessi “tempio di Dio e lo Spirito Santo abita in noi”.

San Bernardo, durante la consacrazione di una chiesa, tenne questa omelia: “Questa casa è santa, perché è abitata da voi che siete santi, voi siete santi, perché il Vostro corpo è abitato dalla Vostra anima che è santa. La vostra anima è santa, perché è abitata da Dio che è santo”. La liturgia cattolica esprime con chiarezza questa verità. Quando dedica una casa a Dio facendola diventare tempio del Signore gli fa fare lo stesso itinerario che propone ai suoi fedeli:  prima viene aspersa con l’acqua del battesimo, cioè battezzata, poi consacrata col sacro crisma, quindi cresimata, per poi celebrarci l’Eucarestia. Ad ogni chiesa fa fare lo stesso itinerario della iniziazione cristiana che propone ad ogni credente. Tutto per insegnare, annunciare, che la vera abitazione di Dio è il cuore di chi crede in Lui.

Il Popolo di Dio, o meglio ogni fedele, deve ripetere a se stesso la parola di San Leone Magno: «Agnosce, o christiane, dignitatem tuam» , abbi coscienza, o cristiano, della tua dignità, sei stato elevato al consorzio della natura divina (cfr. 2 Petr. 1, 4), non voler decadere nella bassezza della vecchia condotta. Ricordati di quale Capo e di quale mistico corpo Tu sia membro. Ripensa al fatto della tua liberazione dalla potenza delle tenebre e del tuo trasferimento nella luce e nel regno di Dio» (SermI de Nat., P. G. 54, 192).

Abbiamo capito come Gesù, che entra nel tempio di Gerusalemme e fa pulizia dei mercanti, intende parlare di noi, di me, di te. Siamo noi quel tempio che vuole “casa di preghiera”, “Casa di Suo Padre”.

Il Signore viene a visitarci. È l’ora di interrogarci se sono una casa di preghiera o un supermercato in cui si fa commercio di tutto. Il cuore dell’uomo, ci ha detto Gesù, è l’origine di ogni male. È l’ora di chiederci di che commercio si tratta. L’unico interesse è la Parola di Dio o gli interessi del mondo o almeno mondani, anche se di chiesa? Quali alleanze si stipulano nel mio cuore e con chi? L’unica alleanza possibile è quella con Dio che abbiamo fatto il giorno del nostro battesimo.

Sono abitazione di Dio. Devo chiedermi se a Dio piace venire e restare in casa mia o se si sente estraneo. Era la preoccupazione di Santa Teresa quando faceva dei monasteri: che a Dio piaccia abitarci.

La casa di Dio è il luogo dove si consuma quotidianamente il sacrificio spirituale a Lui gradito. È questo che chiediamo nella Messa di ogni giorno: “Fa di noi un sacrificio perfetto a te gradito”.

Rivisitiamo il nostro cuore in vista della venuta del Signore. Anche se è tempio, almeno nelle intenzioni, guardiamo quanti altari ci sono, quanti idoli hanno trovato la loro nicchia. Qual è lo stile del nostro tempio interiore? La semplice ed essenziale chiesa romanica, con un unico altare e il Crocifisso, vero padrone di casa, come nelle chiese francescane, o una chiesa barocca più simile ad una sala da ballo che che al tempio dell’Unico Signore?

La venuta di Gesù è sempre salvezza e redenzione. Non viene a restaurare il suo tempio, ma a riempirlo della sua presenza, che annienta tutto ciò che non è Lui, perché possa essere l’Unico Signore.

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