In memoria di Mons Giovannetti - Esperto nella Croce

In occasione della Sua morte è stato ricordata nelle omelie, negli articoli dei giornali e nelle conversazioni la data del 29 giugno del 1944, più che la data della sua nascita.

Quel giorno infatti un chierichetto di Civitella in Val di Chiana serviva la Messa al suo parroco quando si trovò coinvolto in una reale guerra, fucilate  e fiamme arrivarono fino alla chiesa  finchè i soldati armati di mitra cacciarono tutti  per fare della Chiesa un luogo di martirio per oltre duecento uomini, uccisi per vendicare l’eccidio di due soldati tedeschi. Dopo il paese fu dato alle fiamme.

Quel chierichetto, Luciano Giovannetti, ricordava spesso l’accaduto e ogni anno ne celebrava l’anniversario. Si era talmente impresso nel suo cuore che a settanta anni sognava quel giorno, risentiva le grida e vedeva quel fuoco.

Dinanzi a alla figura serena e piena di pace di Mons. Giovannetti mi son sempre chiesto come non potesse essere condizionato e psicologicamente provato un bambino che aveva visto così da vicino la morte e la crudeltà. Oppure non avesse rimosso tutto ma addirittura fosse presente alla sua memoria fino a diventare “anamnesi”, fondante della sua vita. Anziché rimossi quei tristi eventi erano  al fondamento della sua giovane esistenza fino a determinarne una scelta: si fece prete per essere come il suo parroco che aveva dato la vita per la salvezza dei suoi parrocchiani. “Voglio essere come lui, al suo posto”.  Capisco così la maturità del mio vescovo “esperto nel soffrire perché educato ai piedi della Croce di Cristo. La Croce non umilia ma esalta. Per questo ricordava spesso l’esperienza della sua fanciullezza facendo diventare quel giorno l’esaltazione della Santa Croce”. Proprio perché “Dobbiamo gloriarci della Croce del Signore Nostro Gesù Cristo in cui è la vita e la nostra salvezza”. Quell’occasione poteva causare un trauma invece era diventata la base della sua maturità umana e cristiana. Il miracolo della Croce e la potenza del martirio: ecco il segreto del vescovo Giovannetti.

Ho sentito tante cose in occasione della sua morte, l’elenco delle sue attività caritative, la sua passione per il culto, il suo amore per la Terra del Signore, ma nessuna cosa equivale alla testimonianza di  una vita di testimone della Resurrezione e  di profeta di Speranza.

Fino alla fine. Quando si è avvicinata la Sua ora e il Calvario si è fatto più faticoso ha accolto la Croce come “un esperto del patire”. Ha accettato l’umiliazione dell’immobilità, della dipendenza dagli altri e, sempre lucidissimo non ha perso la sua serenità e consapevolezza che quella era la sua ora, il suo momento , la sua Messa.

Eravamo buoni amici ma ,nella normalità della vita ,una volta mi ha sorpreso: quando morì la mamma del suo segretario, don PierLuigi Innocenti, prese in casa sua , insieme alla sua mamma anche la mamma di PierLuigi rimasta sola, che accompagnò fino alla morte avvenuta dopo diversi anni. Gli manifestai il mio stupore e la mia ammirazione e , lo vedo ancora meravigliato come mi fossi stupito della cosa più naturale che potesse fare. Sant’Ignazio dice “Non lasciarsi condizionare dalle cose grandi ed essere contenuti dalle piccole è divino” Mi sembra di potere applicarlo al Vescovo Luciano per il quale tutto era importante.

Mentre concelebravo ai funerali nella Sua Cattedrale di Fiesole lo vedevo scendere dall’Episcopio non con la “Cappa Magna” e neppure gli abiti pontificali ma portando la Croce con cui si presentava a celebrare la sua Eucarestia accolto con festa dai santi fiesolani, e sono tanti, perché “Dalla Croce non si scende , si risorge”.
Era arrivata la Sua ora.

Copyright © 2023 giuseppemani.it - Powered by NOVA OPERA