Quell’estate si presentarono al Seminario Romano due barbaricini, che divennero subito per tutti “Checco” e “Tore”. Erano vivacissimi e sembravano quasi usciti dalla foresta; venivano invece da Nuoro, dove il seminario “vecchio stile” li aveva preparati culturalmente in maniera sorprendente. Eccellevano soprattutto nelle materie letterarie, nel greco e nel latino; materie di cui era stato docente il Vicario Generale della Diocesi — divenuto poi vescovo — il quale, con metodi da invidiare ai migliori licei di Roma, aveva insegnato loro proprio le lingue classiche.
Era una bella serata, quel nove maggio del 1938, tutta Firenze in festa e illuminata. Benito Mussolini accompagnava Adolf Hitler nella sua prima visita ufficiale alla città.
“Il mio vivere è Cristo”: l’ho desiderato da tutta la vita.
“Io e Cristo siamo una cosa sola”, per poter dire: “Io e il Padre siamo una cosa sola”.
Ho sempre sognato la piena libertà, con la certezza che solo Dio è la vera libertà. Poter dire, come Francesco: “Deus meus et omnia”.
“Mio Dio e mio tutto”, “cerco solo Dio”: questo è stato il mio sogno.
Nonagesimo anno adveniente
Fuori del conto dei salmi, ma dentro quello dei patriarchi. La vita è un grande dono di Dio. Me ne ha concessa molta e l'ho vissuta intensamente. L'ho vista in tutta la sua bellezza.
In anteprima un estratto dal prossimo libro di mons. Giuseppe Mani.
Ho il piacere di presentarvi uno splendido libro per la Quaresima.
Conoscete già l’autore, Jonathan Sacks, che è il rabbino di Londra di cui vi già presentato il commento alla Genesi.