La prima volta che lo incontrai – per chiarire, purtroppo, la delicata posizione di una persona che stava compromettendo l’ufficio a cui era stata assegnata – mi apparve subito come una figura solare, lontana dallo stereotipo del diplomatico, seppur ecclesiastico.
Se, sulla falsa riga di Bernanos, dovessi scrivere “il diario di un curato di campagna” come soggetto avrei scelto don Gigi Melis, carissimo prete di Cagliari che, per la festa dell’Addolorata, ci ha lasciato per entrare nel presbiterio cagliaritano del Cielo.
Era una bella serata, quel nove maggio del 1938, tutta Firenze in festa e illuminata. Benito Mussolini accompagnava Adolf Hitler nella sua prima visita ufficiale alla città.
“Il mio vivere è Cristo”: l’ho desiderato da tutta la vita.
“Io e Cristo siamo una cosa sola”, per poter dire: “Io e il Padre siamo una cosa sola”.
Ho sempre sognato la piena libertà, con la certezza che solo Dio è la vera libertà. Poter dire, come Francesco: “Deus meus et omnia”.
“Mio Dio e mio tutto”, “cerco solo Dio”: questo è stato il mio sogno.
Nonagesimo anno adveniente
Fuori del conto dei salmi, ma dentro quello dei patriarchi. La vita è un grande dono di Dio. Me ne ha concessa molta e l'ho vissuta intensamente. L'ho vista in tutta la sua bellezza.
In anteprima un estratto dal prossimo libro di mons. Giuseppe Mani.